
SULMONA – E’ finalmente riuscito a recuperare il diritto di stare vicino a sua figlio. La lieta novella è arrivata per un agente di Polizia Penitenziaria M.C., attraverso un ricorso al Tar della Lombardia per il tramite della Uil Penitenziari Provinciale dell’Aquila. Secondo il sindacato questo diritto gli era stato “negato” dalla sua Amministrazione di appartenenza “in maniera del tutto ingiusta”.
L’uomo, di stanza nel carcere di Bollate a Milano e padre di una bellissima bambina, pur avendo avuto il diniego dal Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria nel maggio 2012 alla richiesta di benefici per accudire la figlio insieme alla moglie attraverso il distacco lavorativo dalla sua sede di Milano in quella di Sulmona, si e’ riappropriato di un suo diritto e per questo motivo, per tre anni, su espressa sentenza emanata dal TAR della Lombardia, potra’ lavorare e vivere vicino alla sua famiglia e svolgere cosi’ come si deve le funzioni di padre.
“Nulla ha potuto fare – rileva la Uil penitenziari – l’avvocatura dello Stato contro la denuncia avanzata dall’agente di illegittimita’ per contrasto con diversi articoli della Costituzione, con la Convenzione sui diritti dell’infanzia e con l’accordo siglato dall’Amministrazione Penitenziaria con i sindacati di categoria nel 2005, nonché per eccesso di potere sotto varie figure sintomatiche. Il ricorso avanzato dall’agente, infatti, secondo il Tribunale Amministrativo risulta fondato e quindi meritevole di accoglimento”.