
CATANIA – Il presidente del Catania Calcio, Nino Pulvirenti, ha ammesso davanti al Gip di Catania nel suo interrogatorio di garanzia, di aver comprato cinque partite del campionato di serie B per evitare la retrocessione della squadra in Lega Pro. Pulvirenti ha detto di aver pagato centomila euro per ciascuna delle partite truccate. Pulvirenti ha negato di aver mai scommesso sulle gare combinate. La bufera si era abbattuta sulla società siciliana la settimana scorsa.
La Digos aveva notificato ordinanze di custodia cautelare e posto agli arresti domiciliari oltre a Pulvirenti anche l’amministratore delegato Pablo Cosentino e l’ex direttore sportivo Daniele Delli Carri, con l’accusa di truffa e frode sportiva. Oltre ai vertici della società, la procura di Catania contesta gli stessi reati anche a due procuratori sportivi, Pietro Di Luzio, tesserato del Genoa, e Fernando Arbotti, e a due gestori di scommesse on line, Giovanni Impellizeri e Fabrizio Di Luzio.
A rendere nota l’ammissione, il procuratore di Catania, Giovanni Salvi. Questa mattina l’amministratore delegato del Catania Calcio, Pablo Cosentino, è stato il primo degli arrestati a comparire davanti al gip Fabio Di Giacomo per l’interrogatorio di garanzia. Dopo Nino Pulvirenti davanti al Gip Gianluca Impellizzeri, ritenuto dalla Procura il «finanziatore» delle mazzette usate per corrompere i calciatore. Cosentino, ha fatto sapere il suo legale, l’avvocato Carmelo Peluso, ha accettato di rispondere alle domande del Gip.
Venerdì si era invece avvalso della facoltà di non rispondere il direttore sportivo del Catania, Daniele Delli Carri, sentito dal gip di Chieti su delega dei colleghi catanese. Il Palazzo di giustizia di Catania è presidiato dalle forze dell’ordine nel timore di contestazioni dei tifosi, che però finora non si sono manifestate.