
ROMA – La giunta per il Regolamento del Senato ha dato il via libera al voto palese in aula al Senato sulla decadenza da senatore di Silvio Berlusconi. Sette i voti favorevoli, sei i contrari. Linda Lanzillotta (Sc) ha confermato il suo sì allo scrutinio palese e ha fatto così da ago della bilancia.
La decisione del Pd e di Scelta civica avrebbe fatto infuriare l’ex presidente del Consiglio. Il Cavaliere, riferiscono fonti parlamentari del Pdl, avrebbe deciso di evitare di vedere a pranzo i ministri. L’appuntamento era in programma da giorni, con al centro il confronto sulla legge di stabilità. Ma la colazione di lavoro, confermata anche ieri da Berlusconi ad Alfano, non si terrà.
“La decisione di Scelta civica e Pd di sostenere il voto palese insieme al Movimento 5 Stelle è la violazione del principio di civiltà che regola, da decenni, il voto sulle singole persone e i loro diritti soggettivi”, afferma in una nota il vicepremier Angelino Alfano. “E ora, innanzitutto in sede parlamentare, lì dove si è consumato questo sopruso, sarà battaglia per ripristinare il diritto alla democrazia”, conclude Alfano.
“C’è bisogno che ci sia separazione fra le singole vicende giudiziarie e l’azione del governo”, ha ribadito il presidente del Consiglio Enrico Letta rispondendo a Radio Anch’io ad una domanda sulla richiesta di Berlusconi di dichiarare la non retroattività della legge Severino. ”La risposta – ha detto – è contenuta nel voto di fiducia del 2 ottobre”. A Berlusconi, ha spiegato Letta, “non è che devo rispondere oggi. La risposta è contenuta nel voto di fiducia del 2 ottobre”. ”Ho chiesto la fiducia – ha aggiunto – il parlamento me l’ha data con largo consenso. E il pilastro di quel discorso era: l’Italia ha bisogno di ripresa, di un governo e che ci sia separazione fra singole vicende giudiziarie e l’azione del governo. Punto. Quella separazione era il 2 ottobre ed era la base sulla quale il Parlamento, a larga maggioranza, ha dato fiducia al governo”.
I tempi ”saranno quelli determinati dalle maggioranza politiche: possono votare la decadenza in Aula, ma poi sia chiaro chi mina la stabilità. Se sarà un voto politico, nessuno si lamenti delle conseguenze”. Così in una intervista alla Stampa il presidente della commissione Giustizia del Senato Nitto Palma, secondo il quale dopo la “novità” contenuta nelle motivazioni della sentenza della Corte di Appello di Milano bisogna “reinvestire la Giunta di questa novità, perché la possa valutare come organo”. Per il senatore Pdl, infatti, “nella sentenza è spiegato che l’incandidabilità è una sanzione lasciata all’autorità amministrativa, e si aggiunge subito dopo che è decisa dall’autorità amministrativa. Quindi viene definita una sanzione amministrativa. Il che è molto importante, visto che il dibattito sulla incandidabilità verteva anche su questo: noi dicevamo che è una sanzione, e quindi irretroattiva, mentre altri ne negavano la natura di sanzione”. Insomma, si tratta, rispetto a precedenti interventi, citati anche da Felice Casson per sostenere la tesi contraria, di una ”nuova interpretazione”.
Nel corso della riunione in giunta, che si è tenuta a porte chiuse, il presidente Pietro Grasso ha invitato to il 5 Stelle Maurizio Buccarella ad interrompere la sua diretta Web, via social network, degli interventi in Giunta. Ma quando la notizia è trapelata, è stato invitato a fermarsi. Già nel giorno della decisione della giunta per le elezioni sulla decadenza, i post sui social network dei senatori grillini avevano scatenato polemiche, con la richiesta del Pdl di sospendere la seduta.