
ROMA – “Un minuto dopo il referendum costituzionale, se andrà bene come io credo, si deve continuare il percorso delle riforme. Il 2017 avrà eventi internazionali ma contemporaneamente io aprirei la discussione al nostro interno anticipando di qualche mese il congresso”. Lo ha detto il premier Matteo Renzi alla direzione nazionale del Pd, aggiungendo: “Si può andare a votare a congresso in tre mesi, in sei mesi, in un anno”.
Sempre in vista del referendum, ha auspicato: “Facciamo cinque mesi di mobilitazione straordinaria del Pd per vincere in quanti più comuni possibile, e il referendum con la nostra forza interna se avremo il coraggio di non chiuderci nelle nostre diatribe interne. Dal giorno dopo, congresso. Nelle modalità che riterrete: a tesi o in altri modi, farlo durare tre mesi, sei mesi o un anno. Potrete scegliere l’arma con cui si gioca e ci potremo dire le cose in faccia: per me è fondamentale l’arma della franchezza”.
Il premier segretario ha chiesto al suo partito una “mobilitazione permanente” in tre fasi, dal 20 maggio fino al referendum costituzionale. “Da qui al 15 luglio – ha spiegato – il Pd deve essere in mobilità banchino, qualcuno direbbe banchetto, a raccogliere le firme per la richiesta di referendum. Dal 15 luglio al 10 settembre, tanti andranno al mare o in montagna e noi andremo con loro con una mobilitazione costante su questi temi. Il Pd consentirà agli italiani di andare in ferie, non li assaliremo sulle spiagge ma saremo in mobilità permanente”.
E per chiudere il “rush finale”, dal 10 settembre alla data del referendum di metà o fine ottobre, “si aprirà simbolicamente con la partenza del secondo corso di Classe Dem”, la scuola di formazione politica del Pd. Sull’esito, il premier ha sottolineato: “Figuratevi se voglio personalizzare” il referendum. Ma dopo che le riforme sono state un elemento fondativo del governo, “se a fronte dello straordinario lavoro fatto poi ti dicono di no, devi prenderne atto”.
In direzione Renzi ha poi toccato il tema giustizia dicendo: “Noi chiediamo che i giudici vadano a sentenza. Io chiedo che i magistrati di Potenza rapidamente vadano a processo, non ho cambiato opinione perché è passato il referendum. E’ un dovere civile del Paese. Si vada ai processi: noi li vogliamo e facciamo di tutto perché i magistrati vadano a sentenze. E noi non le commentiamo: noi siamo fatti così. Le sentenze si aspettano e di rispettano. Noi non stiamo chiedendo la Luna, ma il rispetto della Carta costituzionale e della civiltà giuridica”.