
ATESSA – Due destini simili. Stiamo parlando di Embraco e Honeywell. Entrambe hanno deciso per la delocalizzazione. A nulla sono valsi i mesi di trattative in entrambi i casi, le due multinazionali hanno optato per abbandonare l’Italia, ma soprattutto, di abbandonare centinaia di lavoratori che rimarranno senza uno stipendio.
Embraco ha deciso dunque di licenziare 500 dipendenti nello stabilimento di Riva di Chieri (TO) per spostare la sua produzione in Slovacchia. Stessa decisione per Honeywell che pure ha deciso di seguire la tendenza che va tanto di moda negli ultimi anni: delocalizzare.
L’azienda americana negli anni ha creato in Slovacchia una fabbrica clone di quella che attualmente è ad Atessa per poi spostare lì la produzione. Dalle trattative con il Ministero dello Sviluppo Economico si è arrivati ad un accordo – che però non include alcun ripensamento delle multinazionale – con cui l’azienda si impegna a mettere a disposizione gratuitamente lo stabilimento per incentivare iniziative imprenditoriali che impieghino almeno il 30% dei lavoratori, a posticipare i licenziamenti ed a utilizzare la cassa integrazione straordinaria fino a febbraio 2019.
Strettamente legata a queste due vicende è inoltre l’Unione Europea. La Slovacchia, infatti, ha ricevuto finanziamenti dall’Unione Europea per 20 miliardi di euro, da spendere tra il 2014 ed il 2020 al fine di foraggiare la propria economia. È lo stesso Calenda ad esprimere i timori di tutti, ovvero che il paese li stia investendo per mantenere bassissime le tasse sul lavoro per incentivare gli investimenti privati stranieri.
Inoltre per quanto riguarda il caso Embraco la Guardia di Finanza sta ora indagando per cercare di capire se la multinazionale stia in qualche modo violando le leggi italiane sugli aiuti di stato, poiché proprio l’azienda brasiliana ne ha ricevuti diversi nel corso degli anni con cui, ovviamente, ha anche acquistato macchinari che ora saranno trasferiti.
Stesse dinamiche per la Honeywell: lo stabilimento slovacco di Presov ha aumentato l’anno scorso gli introiti del 53%, anche grazie agli investimenti del governo slovacco, quegli stessi investimenti vietati dall’Unione Europea per evitare la concorrenza interna e, come se non bastasse, parte di quei soldi proviene dalle casse italiane.