
ROMA – Il ministro della giustizia “faccia sentire il proprio sostegno alla magistratura intera, senza incertezza alcuna e affronti subito i temi reali e le difficoltà che affliggono il sistema giudiziario italiano”. Poche parole di un documento approvato dal plenum del Csm, e la tensione sul tema giustizia torna ad alzarsi. Ma in una giornata in cui sembra di assistere ad un dibattito di un’altra stagione politica, è il tema delle intercettazioni a rendere particolarmente delicati i rapporti tra Pd e Pdl. Motivo: alla giunta per le autorizzazioni della Camera arriva una richiesta per l’autorizzazione all’ascolto di conversazioni telefoniche di Denis Verdini, Nicola Cosentino e Marcello dell’Utri. Contemporaneamente il capogruppo del Pdl in commissione giustizia, Enrico Costa, presenta una proposta di legge che riprende il testo Alfano. In altre parole, una forte stretta sull’uso delle intercettazioni.
A chiedere questa mattina l’intervento di Annamaria Cancellieri un gruppo di membri del Consiglio che si rifanno alla corrente di Unicost, ma alla fine del dibattito i voti favorevoli sono di più: 19, compreso quello del vicepresidente Michele Vietti. A quest’ultimo i magistrati chiedono di concordare con il guardasigilli un plenum, alla presenza del ministro, «per discutere le attività prioritarie che dovranno essere oggetto di un’agenda di lavoro tra il Csm e il ministero».
Insomma, le parole pronunciate a Brescia da Silvio Berlusconi hanno lasciato l’ennesimo segno nei difficili rapporti tra toghe e politica. «Il mio testo è identico a quello che era stato presentato dal governo Berlusconi ed è una scelta politica», spiega intanto, a scanso di equivoci, Costa. Gli risponde tuonando Felice Casson, vicepresidente della stessa commissione giustizia ed esponente del Pd: «Sulle intercettazioni telefoniche il Pdl vuole arrivare allo scontro».