
ROMA – Il Jobs Act è completo. Il Consiglio dei ministri ha approvato in via definitiva gli ultimi quattro decreti legislativi attuativi sulle semplificazioni, il riordino degli ammortizzatori, la razionalizzazione dell’attività ispettiva e il riordino delle politiche attive. A riferirlo è stato il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Claudio De Vincenti, al termine della riunione, aggiungendo che è stato «portato a termine un processo di riforma di grandissimo rilievo e in tempi estremante rapidi».
Il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, esprime «grande soddisfazione per la conclusione della riforma del lavoro». «Oggi – spiega – abbiamo rimesso al centro il contratto a tempo indeterminato. Centinaia di migliaia di precari hanno un contratto stabile». E ancora: «Abbiamo esteso gli ammortizzatori sociali a 1,4 milioni di lavoratori prima senza copertura, cioè i lavoratori in azienda da 5 a 15 dipendenti». Sul nodo dei controlli a distanza sui lavoratori, il ministro spiega: «Siamo intervenuti sull’art. 4 dello Statuto dei lavoratori rispetto alla privacy, colmando un vuoto normativo. Oggi abbiamo una normativa complessiva con al centro due obiettivi: una norma chiara e definita e il rispetto della privacy».
Nel complesso non ci sono state modifiche sostanziali rispetto ai testi che hanno ottenuto il primo ok da parte del Cdm lo scorso 11 giugno. Un ritocco, invece, è arrivato per i controlli a distanza, tema che da subito si è presentato caldo con i sindacati preoccupati per «l’abuso» nei riguardi dei lavoratori (la Cgil aveva parlato di “Grande fratello”) e il ministero del Lavoro che invece sin dall’inizio aveva sostenuto che le norme sono in linea con il rispetto della privacy. La modifica riguarda gli impianti di sorveglianza: nel testo si esplicita che non possono essere installati solo per il controllo dei lavoratori. Nessuna novità, invece, è arrivata per gli altri punti relativi agli strumenti assegnati al lavoratore, dal pc e tablet al cellulare aziendale.
Nel testo approvato l’11 giugno, si prevede che le aziende possano controllare computer, tablet e telefonini, così come i badge dei lavoratori senza che sia necessario un accordo sindacale o un’autorizzazione del ministero. Per il controllo sugli «strumenti» di lavoro messi a disposizione dalle imprese e su quelli per la «registrazione degli accessi e delle presenze» basterà infatti informare i lavoratori e rispettarne la privacy. E, in base a queste due condizioni, le informazioni raccolte «sono utilizzabili a tutti i fini connessi al rapporto di lavoro», quindi potenzialmente anche a fini disciplinari, dunque licenziamento compreso. Gli impianti audiovisivi sono citati insieme agli altri strumenti «dai quali derivi anche la possibilità di controllo a distanza dell’attività dei lavoratori».