
CEPAGATTI – La piccola Nedya Di Zio, morta carbonizzata domenica a Pescara quando il padre Gianfranco Di Zio ha dato fuoco a se’ e alla bimba in auto e sotto gli occhi della ex convivente e madre della piccola vittima, e’ stata ricordata oggi nel corso dei lavori del consiglio comunale di Cepagatti, dove la famiglia viveva. Il consiglio ha osservato un minuto di silenzio e l’ex delegata alle politiche sociali Maria Michelina Mili ha letto una poesia per Neyda, che ha conosciuto proprio per il ruolo avuto in municipio, visto che la piccola era seguita dai servizi sociali.
Intanto la giunta comunale, con il sindaco Sirena Rapattoni, “interpretando il comune sentimento della popolazione”, ha proclamato il lutto cittadino per domani, quando saranno celebrati i funerali della bambina, nella chiesa di Santa Lucia. Con la proclamazione del lutto il Comune “intende manifestare in modo tangibile e solenne l’estremo sgomento e orrore per il tragico evento accaduto a carico di un intero nucleo familiare che, purtroppo, rimarra’ segnato”.
L’amministrazione chiama “a raccolta l’intera citta’ affinche’ testimoni simbolicamente la partecipazione al dolore della famiglia”, dispone che le bandiere “siano disposte a mezz’asta”, anche nelle scuole, e che i negozi restino chiusi durante lo svolgimento dei funerali.
Si chiude quindi una delle più agghiaccianti tragedie mai accadute in Abruzzo, mentre si prega e si spera, ancora, per le sorti di Ena, la mamma di Neyda ed ex convivente di Di Zio, che lotta tra la vita e la morte al Centro Grandi Ustionati di Roma, ancora in fase d’incoscienza, con ustioni sul 45% del corpo dopo aver vanamente tentato di strappare alle fiamme e alla follia omicida del padre, la sua bambina. Tra due settimane, non prima, anche l’esito delle analisi tecnico-genetiche per accertare oltre ogni ragionevole dubbio l’identità delle vittime, ma intanto, sempre secondo prassi, si completa il mosaico di questa terribile vicenda.
Di Zio ed Ena si danno appuntamento vicino al cementificio, la piccola é a casa della nonna paterna e sarà raggiunta di li a poco dai genitori. All’apparenza, secondo quanto ha riferito l’anziana madre di Di Zio, un pomeriggio sereno e tranquillo per festeggiare il sesto compleanno di Neyda, poi intorno alle 17 i tre escono per fare un giro a bordo della peugeot 206 che Ena utilizzava, ma che non era di sua proprietà. Le assurde pretese dell’uomo, dall’obbligo di tenere separate le vite di sua figlia da quelle delle sue sorellastre, quest’ultime obbligate addirittura a chiudersi in una stanza quando lui veniva a casa, una di queste, ancora, cacciata fisicamente di casa dopo essere rimasta incinta; fino ad assurdi episodi di violenza nei confronti della ex convivente ma anche della piccola, sembravano in apparenza domenica scorsa del tutto sfumate e sempre secondo le testimonianze c’erano perfino segnali di riappacificazione, ma dentro di se Gianfranco Di Zio covava la rabbia per quella sentenza del giudice che lo costringeva, giustamente, a stare lontano da sua figlia e a vederla solo una volta a settimana in presenza degli assistenti sociali.