
ROMA – “Non si deve anteporre il rigore alla crescita”. Parole del presidente della commissione Ue José Manuel Barroso , dopo l’incontro con il premier Enrico Letta. Musica per le orecchie degli italiani, che chiedono appunto spazi per crescere e in qualche modo un allentamento dei vincoli Ue che consenta politiche espansive.
“Torno a Roma più ottimista di quando sono partito” perché in tutte le capitali che ho visitato ho constatato come “ci sia una consapevolezza che ci accomuna: i cittadini europei devono vedere l’Europa come strumento di soluzioni positive non di cose negative». Lo ha detto il premier Enrico Letta spiegando di avere «una serie di idee» per fare in modo che il Consiglio europeo di giugno «dia dei segnali concreti soprattutto sul fronte della lotta alla disoccupazione giovanile”. È la disoccupazione «il vero incubo per il nostro Paese». Lo ha detto il premier Enrico Letta dopo l’incontro con il presidente della Commissione europea Jose Manuel Barroso, assicurando l’impegno perché al vertice di giugno esca «un messaggio importante e concreto».
«Sono molto fiducioso del fatto che l’Italia uscirà dalla procedura per il deficit eccessivo» lo ha detto il presidente della commissione Ue José Manuel Barroso in una conferenza stampa al termine di un incontro col premier Enrico Letta. E Letta: «Ho confermato a Barroso l’intenzione di mantenere gli impegni assunti dal precedente governo alla Commissione» sul fronte dei conti pubblici «e nelle prossime settimane presenteremo a Bruxelles» il piano per rispettare tali impegni.
Conferma piena degli impegni sul deficit pubblico assunti a livello europeo e una richiesta precisa: «All’interno di quegli impegni occorrono scelte perché l’Italia abbia più spazi per la crescita». È questa la linea che il neopremier Enrico Letta sta cercando di costruire nei primi contatti diretti con i leader Ue (prima con Angela Merkel, poi ieri con Francois Hollande, il premier belga Elio Di Rupo e il presidente Ue Herman Van Rompuy). Stamattina l’incontro con il numero 1 della Commissione José Barroso. Non saranno discussi i modi in cui il governo intende finanziare le misure fiscali annunciate in Parlamento (a partire dallo stop della rata Imu): Letta ha indicato che la discussione su questo sarà affrontata in un secondo incontro.
Il quadro dell’azione italiana che si sta definendo non prevede la richiesta di “sforamento” del 3% del deficit/pil. L’obiettivo di mantenere il deficit/pil sotto il 3% quest’anno (per l’esattezza al 2,9%) e l’anno prossimo non viene messo in discussione dal momento che è la condizione necessaria per uscire dalla procedura per deficit possibile perché il disavanzo nel 2012 è arrivato al 3%. Solo se nei due anni successivi, cioè nel 2013 e nel 2014, il deficit è previsto sotto la soglia del 3%, è possibile chiudere la procedura. La Commissione ha già anticipato una posizione politica di principio positiva e la manovra sui pagamenti ritardati alle imprese è stata costruita dal governo Monti in modo da assicurare che il deficit/pil quest’anno non si schiodi dal 2,9%. Questo quadro non dovrebbe dunque cambiare. Letta punta ai margini di manovra che possono derivare dalla tolleranza di spese di investimento a favore della crescita e per migliorare la competitività. Si dovrebbero applicare, quindi, i criteri di flessibilità previsti dalla regole del patto di stabilità, e ciò è possibile proprio perché il deficit non sfora il 3%.
Il premier ha indicato che stamattina con Barroso non ci sarà una discussione sui dettagli, spiegando che ciò avverrà in un incontro successivo (è materia di cui dovranno discutere uno di fronte all’altro il ministro dell’economia Fabrizio Saccomanni e il commissario agli affari economici Olli Rehn). Ed è evidente che in quel momento, il governo dovrà avere chiariti tutti gli aspetti delle misure di sollievo fiscale annunciate, prima fra tutte l’intervento sull’Imu. La linea di Bruxelles è nota: gli impegni dell’Italia vanno rispettati e la flessibilità sulla valutazione contabile della spesa per investimenti può essere praticata solo se l’Italia esce dalla procedura. Se viene alleggerita l’Imu, le entrate mancanti vanno trovate da altre parti. Che alla Commissione seguano preoccupati la discussione in corso nella `coalizione´ di governo italiana è un fatto.