
ROMA – “Non faremo entrare l’odio nelle nostre vite e nella nostra civiltà. Il terrore vuole snaturarci. Noi non ci piegheremo. Non ci faremo rubare il nostro modello di vita e il nostro futuro”. Il Capo dello Stato, Sergio Mattarella, lancia la sfida nell’ennesima giornata di paura per l’Europa sotto attacco. «Difenderemo la qualità delle nostra civiltà e la offriremo al mondo, rimanendo fedeli ai valori che la hanno ispirata e affinata nel tempo».
«Nel dna italiano ed europeo – spiega il Presidente – è iscritto uno straordinario impasto di cultura, di umanità, di idee di libertà e di relazioni sociali. È parte della vita che viviamo ed è ragione del nostro desiderio di migliorarci. Dobbiamo tenerlo presente nel momento in cui il terrorismo sferra il suo attacco contro la nostra Europa e porta morte e barbarie in una delle sue città». Poi una sferzata all’Europa: «L’unità europea, ideale del Risorgimento, è l’ideale del nostro avvenire, oltre che nostro interesse concreto, è la chiave indispensabile per affrontare queste novità epocali. Troppi egoismi, troppe visioni anguste, ancora ci frenano».
Ieri era stato il premier Matteo Renzi a dire che «l’Italia non si nasconde» e contro il terrorismo «mette in conto ogni tipo di intervento». ieri l’Ue ha detto sì alla richiesta francese di assistenza militare. Ma «escludo un intervento in Siria», precisa il ministro della Difesa Roberta Pinotti, nelle ore in cui sul fronte siriano si intensificano i raid di Francia e Russia. L’Italia, ha spiegato il premier, è pienamente impegnata al fianco degli Stati Uniti, spinge perché l’Europa agisca unita e perché la Russia di Putin resti al tavolo. Ed è pronta ad assumere un «maggior ruolo» in Libia. Ma non d’istinto: «con determinazione, saggezza, equilibrio», in una strategia di medio-lungo periodo.
Continua a dividersi, però, la politica italiana. Ognuno ha la sua risposta alla minaccia terrorista. Forza Italia chiede innanzitutto, con Renato Brunetta, di togliere le sanzioni alla Russia. E insieme alla Lega batte sul tasto dell’immigrazione: «Chiudere le frontiere e i luoghi di culto radicali islamici, rimpatriare i clandestini», sono le richieste. I 5 Stelle invocano, tra l’altro, il ritiro dall’Afghanistan. E Sel dice un no deciso a «un intervento armato». La polemica, insomma, è dietro l’angolo, nelle ore in cui alla Camera si vota il decreto di proroga delle missioni internazionali. Ma su un punto tutte le forze politiche potrebbero riuscire a fare fronte comune: sul rafforzamento dei poteri di intelligence (un emendamento in tal senso è atteso domattina) e sull’aumento delle risorse per la sicurezza in legge di stabilità (si dovrebbe intervenire nel passaggio della manovra alla Camera).