
Mirta, artista pescarese, pittrice di molteplice talento dipinge con la serenità dello sguardo. Arte certamente non banale, pregna di grecità e di classicismo europeo, l’artista nutre i suoi colori di miracolosa genialità: dinamiche culturali in continua evoluzione che vanno oltre il ristretto mondo temporale. Tematiche di tipo letterario; “La morte a Venezia” un richiamo ad un classico della cultura mitteleuropea, a sua volta figlia della classicità mediterranea.
Affascinata dalla mitologia greca, e non poteva essere altrimenti, poiché la cultura greca è stata la prima ad esaltare la bellezza del corpo umano, Mirta, fa della fisicità, seppur il diverse espressioni poliedriche, il suo filo conduttore. Allora dal suo universo artistico escono volti, visioni, e danze, e tanta eticità. Africa, perché a noi più prossima, perché icona di sofferenza, perché ancora scrigno inesauribile di cultura. Soggetti del suo sguardo fantasioso e intellettuale, che una volta fattosi icona, diventano prorompente genialità, e la percezione entra nell’aspetto poetico del lirismo onirico.
E’ la storia dello sguardo, il segno visivo che genera lo stile pittorico di Mirta, molto spesso ella si ritrae in abiti, storie e situazioni da noi lontane culturalmente, ma non per mettersi al centro dell’attenzione, ma per dare l’unico senso possibile alla fisicità del mito; l’interiorità. Quel luogo interiore, che si narra e sconvolge le scontate geometrie convenzionali.
Il soggetto che rappresenta, è dunque il risultato di tutto ciò che vede, nelle sue esperienze, o dai viaggi, conoscenze, e come lei stessa afferma, “…il solo fatto di parlare che fa apprendere”.
Da tutto questo nascono i suoi soggetti, è un filtrare attraverso la fantasia tutto ciò che vede e che sente. Toccare, o solo sfiorare, o ancor meglio ammirare un lavoro di Mirta, è una continua metamorfosi psichica, che per un amante dell’arte, inevitabilmente porta al sisma cromatico, è il mistero che si appropria dell’immaginario, è il genio che si beffa della mediocrità.
Saranno gli stessi temi che l’artista porterà nella sua prossima mostra di Sulmona, che dopo il successo della precedente a Termoli, sarà un’altra tappa del suo infinito viaggio estetico, ma con in più se stessa ritratta nei diversi costumi tradizionali d’Abruzzo, e come primadonna, ovviamente, in ultimo ci sarà il costume sulmonese per omaggiare la città che la ospita. La mostra ovidiana sarà inaugurata domenica 31 agosto alle 18.30 nella Basilica SS.Annunziata e sarà Curata da Massimo Pasqualone.
Mirta Maranca, genius creativo, la fisicità del mito a portata di sguardo…
ARXIS