
VENEZIA – La Camera ha dato il via libera all’arresto del deputato di Forza Italia Giancarlo Galan nell’inchiesta sul Mose di Venezia. I voti a favore sono stati 395, i contrari 138. Due gli astenuti. Gli avvocati Antonio Franchini e Nicolò Ghedini hanno chiesto la concessione dei domiciliari per il loro assistito. Franchini ha anche aggiunto che il voto di stamane è stato «un voto politico e non di coscienza. Galan in questi minuti e’ molto reattivo e combattivo, come sempre», ha concluso.
«Sono incazzato e sapete benissimo con chi» ha detto Galan uscendo in carrozzina dall’ospedale di Este, dove è stato ricoverato per una decina di giorni. È quindi salito su un’ambulanza che si è allontanata forse diretta verso casa a Cinto Euganeo, poi ha chiamato i carabinieri, per capire cosa succederà. Galan, si apprende da fonti a lui vicine, è «imbestialito ed incredulo» di fronte alla decisione dei medici dell’ospedale di dimetterlo, provvedimento – assicurano le stesse fonti – che non aveva in alcun modo preventivato.
Questa mattina l’Aula di Montecitorio ha bocciato, con 289 voti di differenza, la richiesta avanzata da Forza Italia di rinviare il voto. Il sì all’arresto è poi arrivato con 395 voti a favore , 138 i contrari. Due deputati si sono astenuti. La votazione è avvenuta a scrutinio segreto. Ad astenersi sono stati Roberto Capelli di Centro Democratico e Angelo D’Agostino di Scelta Civica. A votare era presente l’ex premier Enrico Letta. Il Pd è stato il gruppo con il maggior numero di assenti: alla votazione non hanno partecipato in 17, tra cui l’ex segretario Pierluigi Bersani, Pippo Civati e Stefano Fassina.
«Un altro capitolo buio per la nostra Repubblica, l’ennesima sentenza politica sollevata per di più in assenza dell’interessato. Il sì pronunciato dall’aula sull’arresto di Galan ben descrive il massacro mediatico cui il collega è stato sottoposto. E una vergogna assoluta», ha detto Stefania Prestigiacomo di Forza Italia. «Ho votato in modo convinto il no all’arresto dell’onorevole Galan perché sono contrario per principio a questa forma efferata di sentenze anticipate», ha dichiarato in una nota il deputato di Ncd Fabrizio Cicchitto. «Noi ci sentiamo paladini e custodi del garantismo, ma le battaglie per la piena applicazione delle garanzie per il cittadino non si fanno dalla Giunta per le autorizzazioni o da altri luoghi impropri», ha avvertito Anna Rossomando, capogruppo Pd in Giunta per le immunità della Camera.
Il sì all’arresto del deputato di Forza Italia e presidente della commissione Cultura Giancarlo Galan, è il sesto concesso dalla Camera nella storia Repubblicana. Il primo fu pronunciato nel 1955, durante il governo Scelba: l’autorizzazione a procedere fu votata nei confronti di Francesco Moranino, deputato del Pci, accusato di aver ordinato nel 1944, come comandante partigiano, la fucilazione di cinque altri partigiani ritenuti spie e delle mogli di due di loro. Il secondo deputato per il quale fu concesso l’arresto fu Sandro Saccucci del Msi, accusato dell’omicidio a Sezze Romano di Luigi Di Rosa, di cospirazione politica e istigazione all’insurrezione armata per il cosiddetto `golpe Borghese´: il sì di Montecitorio arrivò il 27 luglio 1976, Saccucci fuggì in Sudamerica. Sette anni dopo, il 21 settembre 1983, la Camera votò invece l’autorizzazione all’arresto di Toni Negri chiesta dalla magistratura per reati connessi al terrorismo. Negri, che era stato eletto due mesi prima con i Radicali mentre era in carcere, era però intanto fuggito a Parigi, rientrò poi in Italia nel 1997 e finì di scontare la sua pena. Ci fu poi il via libera alla richiesta d’arresto, il 18 gennaio 1984, per l’esponente del Msi Massimo Abbatangelo, per violazione delle disposizioni sulle armi, in seguito all’attentato del ’70 contro la sezione del Pci di Fuorigrotta, a Napoli. Dopo 27 anni, il 20 luglio del 2011, si arrivò al sì all’arresto per Alfonso Papa, del Pdl, coinvolto nell’inchiesta sulla cosiddetta P4, la prima volta per reati che non riguardavano gravi fatti di sangue e altri delitti contro la persona e l’ordine pubblico. Un nuovo sì alla richiesta dei magistrati per procedere alla misura cautelare è poi arrivato il 15 maggio scorso, nei confronti del deputato Pd Francantonio Genovese, coinvolto in un’inchiesta sulla formazione professionale in Sicilia.