
SIENA – C'è anche la Procura di Roma adesso ad indagare sul Monte dei Paschi di Siena. Manipolazione del mercato è l’ipotesi di reato formulata a carico di ignoti dal procuratore Giuseppe Pignatone e dall’aggiunto Nello Rossi. «A seguito della presentazione di denunce ed esposti da parte del Codacons e di cittadini in ordine alla situazione del Monte dei Paschi di Siena, la procura della Repubblica di Roma – si legge in una nota – ha aperto un procedimento contro ignoti per il reato di manipolazione del mercato e per altre ipotesi di reato, raccogliendo da una pluralità di fonti sommarie informazioni e documentazione sulla intera vicenda».«Sulla base delle acquisizioni in corso – prosegue ancora il comunicato firmato dai due magistrati – questa procura valuterà nei prossimi giorni se proseguire negli accertamenti o se trasmettere gli atti alla procura di Siena (peraltro già destinataria di atti provenienti dalla procura di Milano), ufficio con il quale sono stati presi opportuni contatti».
E sul caso Mps è intervenuto oggi anche il premier Mario Monti. «Sono stato accusato in passato di presiedere un governo di banchieri. Ricordo solo che il decreto Salva Italia, voluto dal nostro governo, ha vietato le presenze incrociate nei consigli di amministrazione di banche e compagnie di assicurazioni concorrenti. Sono anche questi intrecci di persone a generare i conflitti di interesse, le distorsioni al mercato e i danni al sistema finanziario», ha scritto Monti su Facebook. E ancora: «La nostra misura è stata una scelta coraggiosa e apprezzata all’estero, che migliora la concorrenza del mercato, a vantaggio dei cittadini. Un provvedimento che non può certamente essere etichettato come un favore ai “salotti buoni” della finanza, anzi è un primo passo concreto e importante per arginare la commistione tra politica e finanza, che ho gia’ definito una brutta bestia. Per il bene di tutti, dobbiamo tenere i partiti lontani dalla gestione delle banche».
Intanto i pm di Siena, dopo aver interrogato in procura il banchiere Ettore Gotti Tedeschi, ora hanno chiamato il presidente della Fondazione Monte dei Paschi di Siena Gabriello Mancini, entrato poco dopo pranzo nel palazzo di Giustizia di Siena. Mancini è arrivato a piedi e da solo. Gotti Tedeschi, ex presidente dello Ior, è stato sentito questa mattina per il suo ruolo di rappresentante in Italia della Banca Santander, e avrà presumibilmente spiegato ai pm la vendita a Mps di Antonveneta. Intanto la Procura di Siena ha emesso un secco comunicato ufficiale , in cui annuncia che «sta valutando l’apertura di un procedimento penale per insider trading ed aggiotaggio». Lo scrive di suo pugno il procuratore di Siena, Tito Salerno, in una nota ufficiale della Procura. «Considerata l’infondatezza delle notizie circa le iniziative che questa Procura della Repubblica sarebbe in procinto di adottare con riferimento alle indagini relative alla banca Monte dei Paschi di Siena», si legge nella nota, il procuratore «rende noto che sta valutando l’apertura di un procedimento penale per insider trading ed aggiotaggio, trattandosi di società quotata presso un mercato regolamentato nazionale».
Sul fronte romano, il Tar del Lazio lavora invece sui Monti-bond. I magistrati del Tar hanno convocato sabato 2 febbraio il D.g., Fabrizio Saccomanni, e il Responsabile della Vigilanza di Bankitalia, Luigi Signorini (o di un loro delegato) per acquisire «documentati chiarimenti» in ordine al via libera di via Nazionale ai Monti-Bond per Mps. Il Tribunale ha così accolto una richiesta presentata dal Codacons.
L’inchiesta intanto ha compiuto un altro passo avanti. C’è anche il reato di associazione a delinquere – dopo la truffa, l’aggiotaggio, l’ostacolo agli organi di vigilanza e la turbativa – nell’inchiesta della procura. Viene contestato all’ex presidente di Mps Giuseppe Mussari, all’ex direttore generale Antonio Vigni, a Gianluca Baldassarri, ex responsabile dell’area finanza, e al suo vice Alessandro Toccafondi. Ma nell’associazione sarebbero coinvolti anche altri funzionari e dirigenti dell’Area Finanza. Una vera e propria «metastasi» della banca senese, che il nuovo gruppo dirigente ha cercato di sanare rinnovando il suo management – 150 nuove nomine -, e che è al centro della inchiesta dei pm Aldo Natalini, Antonino Mastasi e Giuseppe Grosso.