
PESCARA – Prima di Natale arriva un nuovo ko, il quinto nelle ultime sei gare. Ennesimo regalo della difesa e fatica immane nel concretizzare. Approccio iniziale completamente sbagliato, squadra lunga, atteggiamento morbido. Per contro Avellino aggressivo ma non irresistibile. Poi il resto della gara Delfino in attacco, ma inconcludente.
Numeri impietosi: nelle ultime sei partite, 11 gol incassati, appena 4 all’attivo equamente distribuiti in due partite. Questo significa che in 4 gare il Pescara non ha trovato la via della rete. Spesso per incapacità di costruire. Ad Avellino, invece, diverse occasioni concentrate soprattutto negli ultimi 30′ di una partita che i biancazzurri avrebbero senza dubbio meritato di pareggiare. In evidenza Kolaj subentrato all’infortunato Cuppone. Da parte dell’italo-albanese spunti e giocate di grande qualità. Almeno quattro le opportunità non concretizzate, tre da Desogus, una da Tupta sul quale, però, è stato determinante il portiere irpino Pasquale Pane.
I rimpianti sono legati all’approccio, alla caratura dell’avversario di certo non trascendentale e ai 30′ finali nei quali l’undici di Colombo ha assunto con coraggio il comando delle operazioni senza tuttavia concretizzare. Il momento no continua. L’involuzione è di natura tecnico-tattica. L’aspetto psicologico è solo consequenziale. Il Pescara non è più quello di prima quando probabilmente ha fatto molto di più di quanto sarebbe stato lecito attendersi.
Appena un mese fa, prima dello scontro diretto, il Pescara era a sole tre lunghezze dalla capolista Catanzaro. Dopo 6 partite, il distacco è salito a 16 punti. Dieci invece le lunghezze di ritardo dal Crotone. Da gennaio in poi, passando per il mercato, l’obiettivo sarà quello di difendere e consolidare il terzo posto. I primi due posti sono ormai un miraggio.