
MILANO – Le banche, la crisi dell’economia fossile e la frenata dell’economia cinese stanno affossando i mercati finanziari europei. Dopo una pessima partenza della Borsa di Milano, così come tutte le principali piazze europee, peggiora ancora Piazza Affari con un listino tutto in rosso. A circa due ore dall’avvio delle contrattazioni l’indice Ftse Mib cede il 2,98%.
Ad affossare il paniere principale è tutto il comparto bancario. Che dopo le tensioni degli ultimi giorni è in attesa della riunione dell’Abi oggi a Roma. Maglia nera ancora una volta a Mps che finisce in asta di volatilità, con una raffica di altri titoli, viaggiando con un calo teorico dell’8,47% a 0,566 euro. Questa mattina, in una nota, l’amministratore delegato di Banca Monte dei Paschi di Siena, Fabrizio Viola ha dichiarato che «le prime evidenze relative al 2015 confermano che l’attuale andamento del tutto anomalo del titolo Mps non ha alcun riscontro nei fondamentali della banca che anche nel corso dell’ultimo trimestre sono migliorati, confermando il trend evidenziato nei primi nove mesi dell’anno».
Giù Banco Popolare che era finito in asta di volatilità (-6,82%), Bpm (-4,45%), Mediobanca (-3,15%), Ubi (-3,78%), Unicredit (-5,33%). Riprende le contrattazioni Exor ma cede il 6,84%. Male anche il comparto auto con Fca -4,91% e Ferrari -4,64%. Perdono quota anche Eni -3,42%, Saipem che viaggia con un calo teorico di -4,06%, Tenaris -5,81%. Stop alle contrattazioni per Azimut e Anima.
Nel corso della mattinata le borse europee estendono ulteriormente le perdite, con gli indici che cedono oltre il 3%. I ribassi sono diffusi su tutti i comparti ma a soffrire sono soprattutto le banche. Tra i titoli più venduti spiccano Commerzbank (-5,59%), Deutsche Bank (-5,12%), SocGen (-4,48%), e Caixa (-4,88%). Pesante anche l’andamento dei minerari: Anglo American segna -5,76%, Bhp Billiton -6,41%, Glencore -6,43%.
Tra le compagnie petrolifere Shell arretra del 4,82% sulla scia del profit warning emesso oggi. Londra segna -2,99%, Francoforte -3,35%, Parigi -3,61%, Madrid -2,94%. Prosegue il calo del petrolio: il Brent è in flessione del 2,19% a 28,13 dollari al barile mentre il Wti segna un calo del 2,87% a 28,72 dollari al barile. Sul fronte dei cambi l’euro resta sopra quota 1,09 dollari a 1,095 (ieri 1,09 dollari) ed è a 127,71 (128,3 yen), mentre il dollaro-yen si attesta a 116,546 (117,7).
Nella notte, i dati negativi sull’economia cinese, il crollo continuo delle quotazioni del petrolio e le persistenti difficoltà sui mercati finanziari hanno travolto la Borsa di Tokyo, che pur senza registrare fenomeno di nervosismo ha segnato un arretramento del 3,7%, entrando tecnicamente secondo gli analisti in una fase di “Bear Market”. L’indice Nikkei, che ha chiuso in calo a 16.416,19 punti, segna una caduta di circa il 20 per cento rispetto ai picchi registrati nel giugno 2015. In discesa ci sono soprattutto le azioni del comparto energetico e quelle del settore dell’automobile.
Stessa situazione negativa sui mercati cinesi. Quello in maggiore difficoltà è apparso quello di Hong Kong, che anch’esso ha segnato una caduta del 3,7 per cento, il crollo peggiore dallo scorso agosto. Voci di possibili interventi di stimolo da parte delle autorità cinesi hanno limitato i danni invece a Shanghai Shenzhen, dove la discesa dell’indice CSI300 è stata dell’1.3 per cento. In calo anche Sydney (-1,3%) e Seul (-2,3%).