
ROMA – «Se restiamo divisi non c’è nessuna possibilità di vincere le politiche. Siamo ininfluenti e così si consegna il Paese alla sinistra. Uniti vinciamo, divisi perdiamo». Silvio Berlusconi, a 24 ore dalla svolta nella corsa al Campidoglio, prova a ricucire le lacerazioni nel centrodestra. Ma l’ex premier incassa la durissima reazione di Matteo Salvini: «Il tempo passa per tutti».
Il messaggio del leader di Forza Italia è rivolto al leader leghista e alla Meloni: «A loro dico che non mi aspettavo tanta durezza, io tanta durezza non l’ho mai praticata tantomeno verso gli alleati. Non c’è un centrodestra vincente senza di noi, sarebbe solo di testimonianza e per vincere invece dobbiamo ritrovare i voti dei moderati».
Berlusconi assicura che non esiste un nuovo patto del Nazareno: «Nulla di più lontano dal vero», assicura. Ma Salvini non ci sta e lancia la bordata: «Berlusconi dice tante cose, io sono tifoso milanista mi ha detto questa estate che avevamo uno squadrone e che avremmo giocato come il Barcellona e chi è tifoso sa come siamo messi. Gli va la gratitudine per tutto quello che ha fatto. Ma il tempo passa per tutti e non puoi dire sempre le stesse cose per 20 anni».
Il Cavaliere spiega di non aver scaricato Bertolaso, piuttosto «è stato Guido che con assoluta generosità è venuto da me e si è fatto da parte, pur restando a disposizione per una eventuale amministrazione nostra con Marchini». Un candidato che «ha le stesse nostre posizioni moderate e liberali con lui c’è possibilità di vincere».
Giorgia Meloni però sente puzza di inciucio: «Noi siamo per il centrodestra moderato non inciucisista. FI vuole andare a rafforzare un governo infame». «Il centrodestra in Italia l’ho inventato io», rivendica Berlusconi. Che non nasconde di voler fare da «federatore» in vista delle elezioni politiche. Ma nel 2017 lui non si candiderà. «Bisognerà trovare un nuovo leader». Magari proprio Marchini. «Ho in mente diversi nomi, ma non è il momento di farli», frena il leader di Forza Italia.
Berlusconi ha aspettato il sondaggio decisivo per cambiare cavallo. Alla fine l’ex premier si è prodotto in uno dei suoi scatti di reni ed ha varcato il Rubicone, con una decisione che alcuni considerano epocale, non limitata al perimetro pur vasto politicamente, della capitale: da ieri il candidato di Forza Italia alle comunali di Roma non è più dunque Guido Bertolaso, il «Mr Wolf» che risolve problemi incappato in più di una gaffes nella pur breve campagna per la poltrona di sindaco. Bensì Alfio Marchini, l’imprenditore prestato alla politica, rampollo di una famiglia romana di costruttori, che a sua volta ha scelto di fare il salto di qualità.
La giravolta scatena un putiferio di interpretazioni. E fa guadagnare al nuovo cavallo di Forza Italia il nomignolo di «Nazareno Marxini»: affibbiatogli dal capogruppo di Fdi, Fabio Rampelli a simboleggiare quello che tutti gli avversari di Renzi vanno dicendo. E cioè che questa mossa suggelli un patto del Nazareno 2.0 più politico di quello prima versione.
La rabbia scontata di Salvini e della Meloni, alimenta il sospetto che vi sia intelligenza col nemico per aiutare la corsa del suo candidato Giachetti. «Ora ci aspettiamo un’ulteriore semplificazione con la diretta convergenza di Marchini e Forza Italia sul candidato del Pd e di Renzi», twitta la Meloni.
Berlusconi mette in conto la lacerazione del suo campo, prova a sedare gli animi nella nota in cui scarica Bertolaso: «Vincere il ballottaggio è l’unico obiettivo che ci sta davvero a cuore, non affermare la superiorità di un partito sull’altro». Niente da fare, Salvini va giù duro, l’accusa è di quelle infamanti, «a Roma l’unica candidatura contro ogni inciucio si chiama Meloni», attacca il leader leghista.
Ma la fiera dei sospetti non sembra toccare il candidato del Pd. «È ridicolo. Sono operazioni di distrazione di massa. Io sono del tutto disinteressato a quel che accade nel centrodestra e nel M5S», dice Giachetti, che sfotte il faccione di Marchini e la parola Libero che campeggiano sui bus romani. «Con la dicitura “libero dai partiti”, ora dovrà rivedere lo slogan dei suoi manifesti, forse ci metterà una “pecetta” sopra…».
A fare una previsione è il sondaggista Piepoli, «il quadro cambia radicalmente e la destra aumenta le sue possibilità di vincere, con due aree concorrenti entrambe al 20%, terzo Giachetti allo stesso livello, mentre Raggi è fuori gioco, nel senso che è più alta». Ma se per la candidata grillina poco cambia, visto che è predestinata ad arrivare ai ballottaggi, per gli altri sì.
I renziani doc gongolano: «Marchini diventa più attrattivo per i moderati di destra e porta via voti alla Meloni, abbassandole l’asticella. Ora Roberto ha più chances e Matteo metterà la sua faccia ovunque nella campagna, l’ha fatto già a Napoli, figuriamoci a Roma…». Con una considerazione ulteriore, perché la speranza favorisce anche il voto utile di chi a sinistra potrebbe essere invogliato a non disperdere consensi per provare a battere i grillini.