
MILANO – La procura di Milano ha annunciato di aver aperto una nuova inchiesta a carico di Silvio Berlusconi dopo che la scorsa estate, nelle sentenze dei due cosiddetti processi ‘Ruby’, i giudici hanno inviato ai pm gli atti per valutare un eventuale condizionamento sui testi. Nell’inchiesta risultano indagati anche i legali dell’ex premier, Niccolò Ghedini e Piero Longo, e altre 42 persone tra cui la stessa Ruby e molte ragazze che hanno partecipato alle feste nella residenza di Arcore.
Nelle motivazioni delle due sentenze, i giudici – inviando gli atti alla procura – avevano indicato gli “interrogatori difensivi” del 6 e 7 ottobre 2010 e 15 gennaio 2011 come giornate in cui furono convocate dall’ex premier e dai suoi legali alcuni testimoni e ragazze che avevano partecipato alle feste di Arcore, per parlare dell’inchiesta in corso. In un messaggio all’11esimo incontro internazionale di giurisprudenza, Berlusconi ha detto oggi che la magistratura si sbaglia se pensa di averlo eliminato politicamente aggiungendo resta in campo “forte di tutta la responsabilità che mi viene dalla fiducia e dal voto dei cittadini”.
Commentando la loro iscrizione nel registro degli indagati, Ghedini e Longo hanno sottolineato in una nota che “è auspicabile che la procura, che nulla aveva rilevato di antigiuridico nel corso dei dibattimenti, voglia procedere ad una rapida valutazione del materiale in atti, da cui non potrà che derivare una richiesta di archiviazione”
Durante una conferenza stampa, il procuratore capo di Milano, Edmondo Bruti Liberati, ha letto una breve nota in cui ha parlato dell’inchiesta come di un atto dovuto, frutto appunto di quanto scritto dai giudici nelle sentenze dei due processi. Nella nota, Bruti Liberati – senza fare riferimento né ai nomi degli indagati né alle ipotesi di reato – ha spiegato che l’inchiesta riguarda tutte le persone che i giudici hanno citato nelle sentenze dei due processi e su cui avevano chiesto alla procura di valutare un’eventuale indagine. Dalle sentenze si desume che le tre ipotesi di reato, a vario titolo, sono corruzione in atti giudiziari, falsa testimonianza e rivelazione di segreto inerente a procedimento penale.