
TERAMO – Il futuro della Banca Tercas non sarebbe a rischio. Ne sono certi i protagonisti dell’operazione, in corso ormai da mesi, che sta conducendo l’istituto di credito teramano nell’orbita della Popolare di Bari. La bufera giudiziaria sull’ex direttore generale Antonio Di Matteo, dai ieri agli arresti per associazione a delinquere e bancarotta, non dovrebbe “scalfire” le mere questioni bancarie.
L’inchiesta della Procura della Repubblica di Roma, del resto era aperta da tempo e, per effetto della parallela attività ispettiva di Bankitalia che portò al commissariamento della Banca, era sostanzialmente nota anche l’entità (circa duecento milioni) del buco prodotto dalle “spregiudicate” operazioni degli indagati.
L’inchiesta della magistratura, negli ambienti della Popolare di Bari, viene anzi accolta come uno strumento di tutela ulteriore per gli acquirenti, che confermano l’intenzione di rilevare il pacchetto di controllo del 68%. Del resto l’entità decisa per la ricapitalizzazione, 300 milioni di euro, era stata calcolata proprio alla luce dell’ammanco. Ad ogni buon conto è in corso, affidata alla Kpmg, la cosiddetta “due diligence” (un vero proprio identikit finanziario) che prelude alla conclusione della trattativa, prevista per la primavera prossima, ma tutt’altro che in discussione. La nuova Tercas avrà infine la piena legittimazione per potersi costituire in un eventuale giudizio, a tutela dei suoi azionisti e clienti, e contro chi -scrive il Gip- “ha svuotato la Banca”.