
PESCARA – Non è punibile perché incapace di intendere e di volere all’epoca dei fatti. Per questo motivo gli è stata data la sola condanna di un anno di reclusione per il reato di falso in concorso (pena sospesa), liberta’ vigilata per dieci anni. E’ la decisione del gup del Tribunale di Pescara, Nicola Colantonio, a carico di Massimo Maravalle, il tecnico informatico di 48 anni, affetto da disturbo psicotico atipico, che la notte tra il 17 e il 18 luglio del 2014, uccise nel sonno il figlio adottivo di cinque anni Maxim, di origine russa, nell’abitazione conigale di via Petrarca, a Pescara.
Maravalle, che e’ difeso dall’avvocato Giuliano Milia, e’ stato giudicato con il rito abbreviato. Patrizia Silvestri, madre adottiva di Maxim, Giuliana Iachini, medico del Servizio di medicina legale e del lavoro della Asl di Pescara e Fabio Panzieri, medico di base, sono stati invece rinviati a giudizio per il reato di falso in concorso.
Il processo a carico dei tre prendera’ il via 27 aprile prossimo davanti alla Corte d’Assise di Chieti. Era stato lo stesso pm Andrea Papalia a chiedere l’assoluzione di Maravalle dal reato di omicidio in quanto, secondo la perizia dello psichiatra Renato Ariatti, all’epoca dei fatti, il tecnico informatico “versava, per infermita’ in condizioni di totale esclusione della capacita’ di intendere e volere”.
Maravalle, dunque, secondo la legge, non e’ punibile. Per il reato di falso il pm invece avevo chiesto otto mesi. Oltre alla liberta’ vigilata per dieci anni, il giudice ha confermato l’obbligo per il tecnico informatico di recarsi due giorni alla settimana presso il Centro Salute Mentale di Pescara. Inoltre, il gup ha fissato per il prossimo 24 marzo, alle 10, l’udienza di verifica periodica della pericolosita’ sociale di Maravalle. Per quanto riguarda il reato di falso, secondo l’accusa, Maravalle e la moglie, relativamente alla dichiarazione di disponibilita’, presentata al tribunale per i minorenni dell’Aquila, all’adozione internazionale, con contestuale richiesta di relativa idoneita’, avrebbero omesso di riferire e fornire notizie sui disturbi e sulla patologia psichiatrica di Maravalle. I due medici, sempre secondo l’accusa, avrebbero invece attestato che il padre di Maxim era esente da difetti fisici e psichici, omettendo di rilevare l’esistenza di patologie. Maravalle e sua moglie non erano presenti in Aula.