
Era un pomeriggio di primavera, quando nella sala di Qui Abruzzo, la libreria di abruzzesistica di Pescara, durante un recital poetico, apparve uno strumento mai visto prima di quel momento, uno strumento cordofono, simile ad un salterio antico, il Guzheng.
Dalle sue corde, magicamente, ne usciva una musica dolce e maestosamente ammaliante, e riempiva la sala di armoniche vibrazioni di note virtuose. sapientemente arpeggiate dalle mani dolci della bella Cecilia Bielanski. Nome di chiara origine polacca, ma abruzzese di nascita e cultura, proprio il cuore della regione, Avezzano.
Strumento antico cinese, molto prima dell’avvento del cristianesimo occidentale. Ne usciva un suono cadenzato come un respiro lieve di giovinezza; come in oriente il ritmo nasce dal sentire il respiro, a contrasto dell’occidente il cui ritmo è il battito percepito del cuore.
Cuore e respiro, elementi nobili del lirismo pulsante della musica di Cecilia, e la sala vibrava in infiniti fluidi coinvolgenti. Le mani di lei, invitavano gli spettatori ad un lieve palpitìo gioioso, un virtuoso girotondo di immagini.
Unica in Abruzzo per questo strumento, ne è ella la vessillifera orgogliosa, sia per il suo suono ritmico che per la sua prorompente voglia di cultura orientale.
Oriente, fonte di genesi armonica, e al contempo moto dell’anima, Cecilia ne fa simbolo artistico che più ne sintetizza la perfezione spirituale. Ma per lei, cultura orientale non è solo Guzheng, sono soprattutto Aikido,Tai Chi Chuan, cioè arti marziali, forme di arte e non sport, perché non prevedono alcuna forma di competizione, né solo confronto psicologico.
Disciplina dello spirito? Stato d’animo? Definizioni troppo banali, poiché una definizione, qualsiasi essa sia, significherebbe limitarne il valore culturale; è entrambe le cose, è oltre, è altro, è un fatto di enorme portata che lentamente, portano Cecilia all’apertura mentale verso i problemi di ogni giorno, atteggiamenti, figli legittimi dell’insegnamento di queste discipline.
Tutto questo non poteva che portare la nostra al Guzheng! E Cecilia, nella sua intelligenza creativa, è decisamente lontana miglia e miglia luce dagli schemi ripetitivi della cultura musicale occidentale: l’idea di partenza è la genesi del ritmo, che come già detto è gemello del respiro. Luogo misterioso il respiro degli uomini, dove l’oltre si moltiplica di attimo in attimo, un suono che fa scempio delle mediocrità quotidiane. Cecilia, tra le sue dita reca l’attesa di luoghi lontani, e lascia gli ascoltatori increduli e irreali, senza voce, nell’attimo in cui si compie il palpito emozionale del brivido di vita, quando lo stupore dell’ascolto, impressiona l’ascoltatore.
Magia, vibrazione delle corde, narrate policromie, penetranti armonie, insinuate nei labirinti della memoria, tutto questo vive nelle dita arpeggianti di Cecilia Bielanski e il suo Guzheng, e i suoi orizzonti orientali fanno di lei una protagonista di primo piano del panorama culturale della regione. La sua continua voglia di ricerca di esperienze nuove, accompagnate al suo inesauribile talento, esaltano la sua arte, tanto da essere la prima artista in Italia ad applicare canoni musicali europei alle corde del suo nobile strumento, dandole quella grazia antesignana e innovativa, di cui il nostro paese ha fame, e di cui la nostra cultura ormai stantia, ha bisogno.
ARXIS